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  opposizionelibdem [ Aspettando il partito delle Libertà ]
         




31 agosto 2006

La sinistra all'attacco della Rai

Sarà un autunno caldo.
Soprattutto dalle parti di viale Mazzini.

Quello che non capisco è come possano essere così arroganti questi signori della sinistra. Curzi attacca frontalmente un suo collega (Petroni) e chiede - in pratica di sostituirlo. Non dice niente però sul presidente Petruccioli (presidente di sinistra e di garanzia dell'allora maggioranza). Se salta Petroni, per motivi politici, deve saltare anche Petruccioli e la presidenza dovrebbe andare a un esponente di centrodestra.

La cosa che mi ha fatto infuriare di più è la presa di posizione del Codacons, un'associazione a difesa dei consumatori, di tutti i consumatori. Invece alle passate elezioni si è presentata come lista di appoggio dell'Unione. E oggi che fa? Invita il ministro dell'Economia a revocare la nomina di Petroni. Scelta a favore dei consumatori o a favore di Prodi.

Si vergogni avvocato Rienzi.




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26 agosto 2006

Berlusconi riparte dal Meeting

Mentre la sinistra è impegnata in operazioni finanziarie, torna in campo il leader del centrodestra. Lo fa con il suo stile, con la sua passione, con la sua umanità.

Il popolo di Comunione e Liberazione lo aspetta e si esalta quando il "suo" presidente entra nella sala. E' questo il Silvio che piace a noi che lo votiamo e che fa paura all'altra parte.

Un Berlusconi capace di scaldare i cuori di tanti giovani, disponibile a dare voce a un pensiero comune (bellissima la parte del discorso sull'immigrazione), un uomo che non nasconde i suoi sforzi per migliorarsi anche fisicamente.

Dopo quello che è successo ieri sono più fiducioso, da settembre si riparte.

Lasciamo quelli seri al governo e noi di centrodestra costruiamo una vera forza politica. Con Berlusconi ce la possiamo fare.

Forza presidente!




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20 agosto 2006

L'Italia di Prodi va da sola in Libano

Io rimpiango la politica estera del governo Berlusconi. Ai tempi in cui la sinistra era all'opposizione ogni giorno arrivavano bordate contro la politica delle "pacche sulle spalle" portata avanti dal Cavaliere.

Poi però è toccato alla sinistra occuparsi di politica estera, affrontare i problemi che coinvolgono il nostro paese a livello internazionale. Oggi è sotto gli occhi di tutti quali sono i risultati.

Prodi pensava che fosse bastata una sua telefonata per far mettere tutti in fila pronti a marciare verso il Libano.
Invece così non è. Chi prima chi dopo si è sfilato dall'impegno a partecipare alla missione Unifil in Libano.

Gli Stati Uniti si sono subito chiamati fuori, dicendo che questo era un impegno da prendere a livello europeo. Prodi è caduto nell'imboscata e il suo ministro degli Esteri ha annunciato l'invio di 3500 soldati italiani.

Solo che le altre nazioni europee si sono tirate indietro. Vediamo cosa è successo...

Chirac ha mandato 200 (duecento) uomini. Prodi lo ha chiamato ieri. Dopo la telefonata il presidente francese ha detto che condivide l'azione dell'Italia, ma sempre 200 sono rimasti i soldati francesi partiti per il Libano.

La Merkel, dopo la telefonata di Prodi, ha assunto l'impegno a pattugliare le cose libanesi: però nessun soldato tedesco sarà sul campo.

Spagna, Portogallo, Inghilterra, Polonia non parteciperanno.

A Prodi non è rimasto altro che chiamare la Turchia (ancora non si sa che cosa farà Erdogan), ma ancora quel Paese non fa parte dell'Ue...

Insomma sembra che l'Italia si troverà in splendida solitudine in Libano, sicuramente con pochi soldati dell'Ue. Accompagnata da mitiari di paesi islamici (se Israele vorrà). Un bel pantano.

Il governo anche in questa occasione non si è dimostrato "serio", ma disivolto - come ha detto Pisanu.
E noi rIschiamo che il sud del Libano diventi il nostro Vietnam (lo aveva già paventato il presidente della commissione esteri del Senato, De Gregorio).

Forse Prodi e D'Alema dovrebbero imparare dai loro predecessori a gestire i rapporti di politica estera: evviva la "politica delle pacche sulle spalle"!




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17 agosto 2006

Il governo di sinistra spieghi la differenza tra peace-keeping e peace-enforcing

Sembra un vero e proprio teatrino, sarebbe da ridere se non ci fossero dietro le sofferenze di popoli che vivono da anni in condizioni inumane in un angolo del mondo che chiamiamo Medio Oriente, ma che ci sembra sempre più lontano...

Il teatrino ha i soliti personaggi, che con il passare del tempo rischiano di trasformarsi in maschere. Dicono che sono pronti a mandare uomini in Libano, perché questa è una missione sotto la bandiera dell'Onu e quindi una giusta battaglia, anzi una operazione di pace.

Peccato che a guastare la scena di questo teatrino siano intervenuti gli esponenti dell'opposizione chiedendo chiarimenti sulle regole di ingaggio dei nostri soldati. Ai più poteva sembrare una richiesta di persone precisine e rompic... (qualcuno dalla maggioranza ci ha anche provato). In realtà, come ha spiegato l'ex ministro della Difesa, Antonio Martino, l'Onu deve spiegare che tipo di operazione andrà a fare il contingente di caschi blu nel Libano.

Si tratta di una operazione di mantenimento della pace (quindi di peace-keeping) oppure di imposizione della pace (peace-enforcing)? C'è una bella differenza, ecco perché sono importanti le regole di ingaggio.

Se si tratta di mantenimento della pace, vuol dire che i nostri militari non dovranno sparare e combattere in quanto c'è la pace. Se invece il contingente deve imporre la pace disarmando magari i fascisti islamici di Hezbollah si possono prevedere una serie di combattimenti e di scontri.

Insomma la missione in Libano potrebbe essere molto più pericolosa di quelle in Afghanistan e in Iraq.

Siamo una grande nazione e ci dobbiamo assumere anche questo onere, ma i signori della sinistra siano seri. Dicano la verità, soprattutto ai loro elettori.

Non so se gli sbandieratori della pace saranno proprio contenti che Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e compagni autorizzino una missione molto più bellica di quelle per cui hanno manifestato negli ultimi anni...




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29 luglio 2006

Come vorrei il Partito delle Libertà (spero non sia solo un mio sogno)

In questi giorni sono tornate a galla vecchie tensioni legate alla leadership del centrodestra. Mi sembra un esercizio inutile e dannoso considerato che questi (quelli dell'Unione intendo) nonostante che siano divisi su tutto e non siano d'accordo su nulla rimarranno aggrappati alle loro seggiole e poltrone fino a che potranno.

Se, invece, si dovesse andare alle elezioni nel 2007, allora non ci sarebbe nemmeno bisogno di discutere. Il leader c'è ed è quello del partito di maggioranza relativa...

Dobbiamo discutere invece di aggregazione e di nuove forme partito e di strutturare l'opposizione.

Credo che le specificità dei nostri leader debbano essere valorizzate e possano concorrere a formare una classe politica nazionale forte e competitiva.

Negli utlimi passaggi parlamentari si è fatto notare Pier Ferdinando Casini. Da profondo conoscitore dell'Aula (se non altro perché la presieduta per cinque lunghi anni) potrebbe essere lo speaker parlamentare del nuovo soggetto politico.

Gianfranco Fini ha delle capacità dialettiche eccezionali che potrebbero essere utilizzate in maniera positiva.
A lui potrebbe essere affidata la propaganda di piazza, dovrebbe essere l'uomo che incontra gli elettori nelle mille piazze italiane. L'ho sentito a un comizio a Lucca anni fa e devo dire che la piazza lo ha accolto con entusiasmo.

Silvio Berlusconi è l'uomo immagine del nuovo partito, deve andare in tv e in radio a spiegare a tutti cosa si sta costruendo.

In questo modo ogni leader avrà il suo compito e la sua visibilità, portando avanti il progeto unitario nel proprio campo di azione.

Credo però che sia solo un sogno, ma a volte se ci crediamo i sogni si realizzano...




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27 luglio 2006

Un governo serio, ma con tanti ministri 'dimissionari'

Credo che siamo arrivati a quota quattro. Voi direte su 102, quattro minacce di dimissioni sono poche.

Sto parlando di 4 ministri che, per motivi diversi, hanno già minacciato di dimettersi. Credo che questo sia già un record (l'altro sono il numero di fiducie richieste in così poco tempo), ma al di là dei numeri bisogna capire chi sono i quattro che minacciano di lasciare il governo (che tuttavia non lo faranno).

Il primo a dissociarsi dall'azione dell'esecutivo di cui fa parte è stato Paolo Ferrero, il ministro degli immigrati in quota rifondazione. Lui il Dpef non l'ha votato in consiglio dei Ministri e ha chiesto una diversa ripartizione delle risorse economiche-finanziarie...

Le dimissioni più annunciate e che fanno più clamore sono quelle del Guardasigilli, il leader del campanile Clemente Mastella, adesso scrive a Prodi chiedendo di essere difeso dalle manifestazioni di piazza del suo collega Antonio Di Pietro.

Quest'ultimo, invece, si autosospende dalle attività di ministro (cosa assurda e non possibile da farsi) e va in piazza a manifestare contro l'indulto voluto da Mastella.

Un'altro ministro minaccia dimissioni. Forse più credibili, anche se hanno fatto meno notizia. E' Fabio Mussi, il quale - d'accordo con la conferenza dei rettori - protesta per il taglio che il Dpef ha provocato agli atenei italiani. E Mussi è proprio l'esponente dell'area sinistra dei Ds che chiede un congresso per verificare se si debba fare o meno il partito democratico.

Forse Prodi arriverà a settembre, ma le sue prove di forza stanno lacerando la sua coalizione (oltre che indispettire il Quirinale e far insorgere l'opposizione). Chi tira troppo la corda rischia di spezzarla.

E da un momento all'altro le dimissioni annunciate potrebbero essere effettive, rompendo il già fragile equilibrio di una maggioranza così sexy.




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21 luglio 2006

Un governo serio, ma con una maggioranza sexy

Torniamo a qualche mese fa (pochi mesi fa), quando il presidente del consiglio dei Ministri era Silvio Berlusconi.

Cosa sarebbe successo se il leader della Casa delle Libertà avesse detto: "La mia maggioranza è magra, ma sexy"?

Edizioni straordinarie di telegiornali e attacchi dai giornali nemici avrebbero sbeffeggiato il Cavaliere...

Qualcuno aveva promesso di portare la serietà al governo, oggi abbiamo scoperto che non c'è riuscito.
I grandi problemi di unità nell'Unione su ogni argomento ma soprattutto in politica estera, non posso essere liquidati con una battuta.

Mentre Prodi parla di maggioranza sexy è costretto a richiamarla all'ordine ponendo la questione di fiducia al Senato. Alla fine ce la farà sicuramente e vedremo la sua faccia sorridente in tutte le tv, ma sarà una sconfitta comunque per Prodi.

La maggioranza sexy si sta sgretolando, e non ci sono alternative. Chi vorrebbe vedere al posto di una così attraente coalizione una grossa coalizione?

Speriamo che la commedia tragica di una maggioranza sempre più sull'orlo di una crisi di nervi finisca presto.

E si torni alla serietà. Quella vera.




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19 luglio 2006

Eppur si muove

Qualche giorno fa mi lamentavo della situazione nel centro-destra, dopo la non sconfitta elettorale i partiti e tutta la coalizione devono reinventarsi una strategia per portare avanti le battaglie del popolo della Casa delle Libertà dalla difficile posizione di opposizione.

Pochi giorni sembrano aver cambiato il quadro: ieri l'ottima intervista di Gianfranco Fini, oggi la notizia del nuovo Partito delle Libertà fanno sperare che qualcosa si stia movendo nell'arcipelago della Casa delle Libertà.

Segnalo un'iniziativa che mi ha colpito, che però non so valutare n0 identificare. Sui muri di Roma ho visto un manifesto con un appello. L'appello è quello di ripartire uniti, il sito è ripartiamouniti.it.

Mi piacerebbe saperne di più e comunque spero che sia un'iniziativa positiva per lo sviluppo della coesione del centrodestra.




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15 luglio 2006

Noi siamo l'opposizione, non la sinistra radicale

Sono giorni che non scrivo. Il motivo della mia latitanza sta in due fattori: il primo è che sono stato molto occupato a riflettere sulla situazione politica attuale, il secondo è che non c'era molto da scrivere.

Da osservatore attento ho però notato un fatto grave.
Ancora una volta aveva ragione Silvio Berlusconi quando annunciava un'opposizione dura in ogni luogo, iniziando dal Parlamento.

Tuttavia all'annuncio non sono seguite le azioni: alle Camere - come ha anche recentemente sottolineato Storace - l'opposizione si è andata sfilacciando e molti senatori di centrodestra si sono assentati in momenti cruciali della vita parlamentare; nel Paese i molti convegni che sono stati organizzati non mi sembrano che siano riusciti a delineare una chiara linea di opposizione.

Forse non abbiamo ancora assimilato la sconfitta e non abbiamo realizzato che siamo all'opposizione (capita spesso anche a me di stupirmi quando sento al tg chiamare Prodi presidente del Consiglio...). Tuttavia dobbiamo organizzarci ben presto.

Anche perché l'Unione rischia di farsi opposizione da sola. In politica estera come in quella finanziaria ed economica. Non è possibile che il governo presenti il Dpef e un ministro non lo voti, che Padoa Schioppa faccia delle dichiarazioni e subito dopo un sottosegretario all'Economia (mi riferisco a Cento dei verdi) dica cose contro il ministro.

Sull'Afghanistan c'è un partito e mezzo che è contrario alla missione, su Israele i toni di Prodi sembrano troppo duri all'ala centrista e troppo morbidi all'area di sinistra filopalestinese...

Mi sembra veramente troppo. I nostri leader devono cogliere queste divisioni come opportunità e rafforzare il ruolo dell'opposizione. Altrimenti rischiamo di essere marginali e inutili in ogni futuro dibattito politico...




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4 luglio 2006

Io sto con i tassisti

Un articolo di regime, pubblicato - nemmeno a dirlo - su Repubblica afferma che l'opinione pubblica sta con il governo e appoggia la riforma di liberalizzazione voluta da Bersani.

Io no. Non so a chi si riferisca la "Pravda de noantri" quando parla di opinione pubblica, ma credo che nella protesta dei tassisti ci siano fondati motivi di protesta.

Intanto la liberalizzazione non produrrà l'effetto sperato da noi consumatori (io come consumatore non mi sento affatto rappresentato dal filo governativo Rienzi). I prezzi non diminuiranno. Le vere liberalizzazioni devono essere altre non quelle delle licenze dei taxi...

L'unico effetto che avrà questo decreto (che comunque deve percorrere il difficile cammino parlamentare) sarà quello di aprire il mercato dei taxi ai grandi gruppi industriali, trasformando i tassisti da piccoli imprenditori in operai dipendenti.

Sarà un caso, ma ha appena aperto "Fiat Autotrasporti", una società pronta a lanciarsi nel nuovo mercato "liberalizzato" della sinistra.

Forse l'opinione pubblica dovrebbe ragionare di più sulle manovre del governo, o forse l'opinione pubblica già lo sa e qualcuno dovrebbe avvertire la Repubblica spingedola a dire la verità...




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